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Crescita ed educazione

Se volete consigli sull'educazione dei bambini, questa è la pagina che fa per voi, con articoli di approfondimento che vi aiuteranno a capire meglio i vostri figli e ad accompagnarli nella fantastica avventura della crescita. Scrivono per noi gli esperti di ASP - Associazione italiana Psicologi (link www.asp-psicologia.it).

 

Nella foto Nicolò Gaj, psicologo e membro della Commissione Scientifica dell'associazione.

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Crescita ed educazione
Ho perso il lavoro: come lo spiego ai miei figli?

Nella congiuntura economica in cui ci troviamo, purtroppo, non è raro che ci sia un calo degli affari per chi lavora in proprio, o una situazione d’estrema tensione nell’ambito professionale, oppure che si perda temporaneamente la propria occupazione. Si tratta di situazioni che hanno un comune denominatore: la preoccupazione, l’ansia, i pensieri negativi sul futuro che travalicano i confini della vita lavorativa per invadere, più o meno manifestamente, i vari aspetti della vita personale, rapporto con i figli compreso. Che cosa fare quando accade? Spesso di fronte agli aspetti più dolorosi ed enigmatici della vita (come la morte, la fine di un rapporto, la perdita del lavoro), quelli rispetto ai quali anche noi adulti facciamo fatica a trovare delle risposte convincenti e sensate, siamo portati a tutelare e proteggere i nostri bambini, che non vorremmo siano esposti ‘prematuramente’ a tali grattacapi da adulti.

Se scegliamo questa strada, avremo sicuramente eliminato alla radice il problema di come affrontare l’argomento, per esempio, della perdita del lavoro, sollevandoci da imbarazzi e sentimenti di inadeguatezza. Ma avremo anche rinunciato a fare un buon servizio da genitori. Per diversi motivi. Innanzitutto, un evento così stressante per la vita di una persona e di una famiglia come la perdita dell’occupazione di uno dei genitori ha necessariamente un enorme impatto emotivo sui membri della coppia, che non possono nascondere, a loro stessi e ai figli, di vivere un momento delicato e denso di amari bilanci, aspettative per il futuro, ansie per il presente. Questo clima emotivo influenza profondamente la vita famigliare, il rapporto tra i coniugi e dei coniugi con i figli. Se non parliamo chiaramente di ciò che sta accadendo e di quale impatto questo ha su colui che ha perso il lavoro, nostro figlio sentirà che c’è qualcosa che non va, ma questo qualcosa è così spaventoso che evidentemente non se ne può nemmeno parlare. Questa omertà può alimentare fantasie, fino ad arrivare, nei casi più sfortunati, all’autocolpevolizzazione del bambino per il clima irrespirabile che si vive a casa. In secondo luogo, se non rendiamo partecipi i nostri figli dell’accaduto, li priviamo di un’occasione preziosa di partecipare a un evento, seppur doloroso, che fa parte della vita; di vivere cioè un evento che genera sofferenza ma al quale si può far fronte, si può resistere, se ne può uscire, rimanendo uniti. Comunicare ciò che è successo significa quindi insegnare che le difficoltà sono sopportabili e che si può fare qualcosa per uscirne. Infine, la condivisone dell’accaduto con nostro figlio gli permetterà di sentirsi a tutti gli effetti parte, importante, della famiglia; gli darà l’occasione di potersi rendere utile, con i suoi mezzi e le possibilità dell’età, nello stare vicino a mamma e papà in questo momento di difficoltà.

Quindi l’evento va comunicato, ma come? In primo luogo, ritagliamoci un momento di calma in cui ci sia un’atmosfera rilassata e calda per parlarne. Il linguaggio da usare deve essere in sintonia con le capacità e l’età del bambino. Inoltre, non pensate che sia scontato comprendere il motivo per il quale perdere il lavoro è un evento tanto grave nella vita di una persona e di una famiglia: mi ricordo che quando ero bambino, di fronte ai miei genitori che si accordavano su come gestire le loro risorse finanziare, mi chiedevo quel fosse realmente il problema. Se non c’erano abbastanza soldi, bastava recarsi in banca o al bancomat per riceverne altri… Spiegate quindi con amore anche ciò che vi sembra ovvio.

Nicolò Gaj

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