Le nuove paure in rete per i ragazzi: FOMO, Fear of Missing Out, cioè la paura di sentirsi esclusi

di Enrico Frumento

Si chiama FOMO, Fear of Missing Out, cioè la paura di sentirsi esclusi dal gruppo degli amici, dagli eventi che vengono condivisi, dalla vita sociale attiva. Così si chiama la nuova “patologia” che provoca ansia negli adolescenti.

Parliamo di un fenomeno interessante che è stato recentemente pubblicato.

FOMO, Fear of Missing Out, cioè la paura di sentirsi esclusi dal gruppo degli amici, dagli eventi che vengono condivisi, dalla vita sociale attiva. Così si chiama la nuova “patologia” (chiamiamola così) che è stata identificata nei gruppi di adolescenti. Ne parla un articolo inglese recentemente pubblicato: http://www.digitaltrends.com/social-media/social-media-overuse-teen-anxiety/ ma se ne parla a varie riprese anche in altri siti (es. qui).

Il fenomeno si riferisce all’ansia indotta in chi frequenta i social network (tutti, non solo facebook, anche WhatsApp ad esempio), di essere rintracciabile e connesso 24×7 ore la settimana, sempre, in attesa dello share rivelatorio, della richiesta in attesa, della novità che svolta la giornata. Lo studio si riferisce ai ragazzi adolescenti, ma in realtà si applica a tutti quelli che usano la rete, spesso oltre misura. Anche agli adulti quindi.

Alzi la mano chi non è stato colpito in qualche modo da questa sensazione nel momento in cui ha avuto il suo primo smartphone e si è trovato immerso nei messaggi e notifiche di WhatsApp, social network ecc. Dopo lo sconforto iniziale è seguita la rabbia per l’intrusività ed infine l’assuefazione, ma piano piano è arrivata anche una sorta di “dipendenza”. Come si spiegherebbe il fatto che sempre più persone come ultima cosa prima di andare a letto e come prima al mattino, controllano il proprio profilo social?

Beh, nulla di nuovo forse, anche perché, prima delle social network, non esisteva la parola FOMO, ma esisteva l’ansia di rimanere fuori dal gruppo degli amici, di perdersi qualcosa. L’unica differenza era che ad un certo punto si doveva rientrare a casa ed andare a dormire. Questo sicuramente aiutava a ritornare a terra ed a staccare, mentre ora questo break spesso viene ridotto al semplice dormire. A volte, come spiega l’articolo, neanche a quello visto che molti si connettono durante la notte … Nel mondo anglosassone questi comportamenti si vedono già da qualche tempo, ma anche da noi iniziano. Basta guardare un qualsiasi adolescente con un cellulare in mano per rendersene conto.

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Il punto è però che la tecnologia non ha inventato nulla ed in verità gli adolescenti sono gli stessi di qualsiasi epoca storica, ed in particolare, sono come eravamo noi, solo che la presenza ingombrante dello smartphone permette di non staccare mai, se non lo fa qualcun altro per loro. Il ruolo educativo dei genitori dovrebbe essere proprio questo, imporre limiti anche in contesti nuovi come questi, dove lo stesso controllo e più difficile. E qui si trova il nodo difficile della questione perché si possono imporre due tipi differenti di limiti, i cosiddetti “de-jure”, cioè regole ferree imposte dall’alto (stacco la Wi-Fi di notte, sequestro il telefono la sera, oppure dopo le 21 posi il telefono, ecc) oppure “de-facto” cioè limiti che il ragazzo impara a darsi da solo, spiegando, convincendo ed in generale dialogando con lui. I ragazzi oggigiorno mi sembra che tendano a considerare la rete come il sesso, un argomento tabù del quale è meglio che gli adulti non si impiccino troppo.

Le precauzioni vanno insegnate in entrambi i casi, questo è certo.

E come sempre è stato, vince il dialogo rispetto alla privazione non compresa o condivisa.

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Enrico Frumento

Enrico Frumento è un nativo digitale da quando nel lontano 1980 ha comprato il suo primo Commodore. Si occupa di Sicurezza e criminalità informatica presso il CEFRIEL. Dopo aver visto i figli propri e degli amici andare allo sbando in rete ha pensato che fosse il caso di raccontare come usare bene internet a  quanti hanno la pazienza di ascoltare i suoi sproloqui.

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