Lascia che tuo figlio prenda un brutto voto

Davide Sacchelli Presidente di ASP – Associazione  Italiana Psicologi

I genitori affetti dalla sindrome del primo della classe, cioè quelli che seguono molto i figli nello studio ossessionati dall’idea di vederli eccellere (ne abbiamo già parlato nell’articolo che ha inaugurato questa rubrica), spesso mi riportano difficoltà dei loro bambini: si tratta di piccoli che si scoraggiano in fretta e si disperano in modo esagerato di fronte al minimo fallimento o alla prospettiva di dovere imparare qualcosa di nuovo nel quotidiano, per esempio allacciarsi le scarpe o andare in bicicletta.

Il fatto è che la presenza costante del genitore, a lungo andare, impedisce al bambino di confrontarsi con nuove esperienze facendo conto solo sulle proprie forze e capacità. Se l’esperienza è mediata dalla presenza di un adulto, il bambino non vive l’esperienza come completamente sua e fatica a costruire un’immagine di sé basata su un senso di auto-efficacia. Se è l’adulto ad allacciare le scarpe al bambino, è l’adulto a essere efficace, non il bambino.

Ma se manca il senso di auto-efficacia manca anche la stima di sé. Per questo molti bambini in età scolare vivono fenomeni di vera e propria “ansia da prestazione” di fronte alla quale si ritrovano bloccati.

Sacrificare il proprio tempo libero per “studiare” insieme al proprio figlio in modo che arrivi a scuola con tutti i compiti fatti fa sì che il bambino non si prenda mai la responsabilità di prepararsi adeguatamente. Inoltre, come se non bastasse, se è l’adulto a farsi carico dei compiti, il bambino non potrà confrontarsi con i meccanismi sociali che sanzionano certi comportamenti. Nella fattispecie, non prenderà brutti voti o note disciplinari perché “protetto” dall’intervento dell’adulto, ma questa situazione lo metterà nelle condizioni di non sperimentare le conseguenze delle proprie azioni negative. Non gli permetterà neppure di sperimentare la differenza tra gli esiti delle proprie azioni negative (per es. il brutto voto) e di quelle positive (per es. il bel voto) e, di conseguenza, non gli permetterà di crescere.

LEGGI ANCHE:

Il voto a scuola non dice quanto vale un figlio

Bambini difficili e bravi bambini: quando l’apparenza inganna

Cos’è la scuola Montessori?

Vacanze con i bambini, cosa portare?

Ciò che maggiormente viene penalizzata è l’acquisizione di autonomia e la possibilità di adattamento all’ambiente. Gli esiti di questo tipo di impostazione si fanno sentire particolarmente nel successivo periodo della pre-adolescenza e adolescenza, quando la crescita fisica mette i figli nella condizione di assumere atteggiamenti meno succubi e di minore sudditanza rispetto ai genitori; quando, cioè, il “potere” del genitore diminuisce per motivi legati alla crescita dell’uno e all’invecchiamento dell’altro. In questa fase è la biologia stessa che consegna nelle mani del ragazzo o della ragazza la capacità di “prendersi” la propria autonomia. A volte però ci si può trovare ad esercitare la propria autonomia senza essere veramente in grado di farlo.

La libertà è un bene prezioso ma non sempre è tanto facile da gestire.

Vorrei quindi lanciare un appello a tutti i genitori con figli tra i sei e i dieci anni: seguite i vostri figli nel gioco e negli studi  ma, ogni tanto, lasciateli da soli con le loro responsabilità. Dategli la possibilità di annoiarsi nei momenti di pausa per permettergli di cercare una soluzione esercitando la propria creatività. Non cercate di sollevarli sempre da ogni minima frustrazione; questo gli permetterà di imparare a superarla. Permettetegli, qualche volta, di sbagliare per potere imparare l’autonomia e per diventare grandi; sarete genitori ancora migliori perché, non bisogna mai dimenticarselo, “sbagliando… s’impara!”

Davide Sacchelli

Per leggere tutti gli articoli sulla scuola clicca su ARCHIVIO SCUOLA E FIGLI

Related Articles

I più letti
Siamo su Facebook
Che cosa sa fare mio figlio a