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Il mito di Dedalo, Icaro e il loro volo spiegato ai bambini

Dedalo viveva da un po’ di tempo a Creta. Era un celebre scultore e architetto, forse originario di Atene, ed era diventato l'inventore ufficiale di Minosse, il re dell’isola. Era stato lui a progettare un labirinto per tenere al sicuro il Minotauro: orribile mostro con il corpo di uomo e la testa di toro. Ma un giorno il mostro fu ucciso da Teseo, aiutato da Arianna, la figlia del re innamorata di Teseo. Minosse accusò Dedalo di aver aiutato i due e lo fece imprigionare, insieme al figlioletto Icaro, di 10 anni, nella torre più alta del palazzo di Cnosso, la capitale di Creta. Padre e figlio non avevano né cibo né acqua, tranne quel po' di rugiada che riuscivano a leccare dal davanzale, e dopo qualche giorno furono presi da una fame tremenda. Ma Dedalo escogitò un piano per fuggire. Disse a Icaro di arrampicarsi fino al soffitto, dove c'era un vecchio nido di api, e gli fece raccogliere tutti i favi e buttarli giù. Poi gli disse di strappare qualche penna a tutti i piccioni che dormivano appollaiati sulle travi e di gettargli giù anche quelle.

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Dopo aver succhiato un po' di miele dai favi, Dedalo fece sciogliere la cera concentrando i raggi di sole su una lente di ingrandimento che teneva sempre in tasca e con la cera sagomò quattro grandi ali. Poi, mentre era ancora morbida, vi infilò tutte le penne dei piccioni. Con la cintura e con i sandali costruì delle imbracature di cuoio, ed ecco pronte le ali per volare.

Il volo mortale

Padre e figlio si allacciarono le ali alla schiena, si arrampicarono sul davanzale e si lanciarono nell'aria. Era buio, a parte la luce di qualche stella.

«Urrah!» gridava Icaro, volteggiando nel cielo. «Sto volando! Guarda, papà! Sto volando!»

«Punta sempre a ovest» gli urlò il padre. «E ricorda di non spingerti troppo in alto. Guai se ti avvicini al Sole: potrebbe sciogliere la cera e farti precipitare!».

Icaro si stava talmente divertendo che non lo ascoltava neppure. Si librò fino a raggiungere le stelle. Poi puntò verso l'Orsa Maggiore. Non si accorse che Elios, il Sole, cominciava a guidare il suo grande cocchio fiammeggiante sull'orizzonte orientale. Elios diede un colpo di frusta e raggi infuocati sfrecciarono attraverso il cielo. Uno di loro toccò le ali di Icaro e la cera cominciò a colare nell'oceano. Le penne si staccarono, volteggiando lentamente intorno a lui: così l’imprudente Icaro piombò dritto nel mare, urlando al padre di salvarlo.

Il povero Dedalo lo vide affondare senza poter far nulla; poi, piangendo disperatamente il figlio perduto, riprese a volare verso la Sicilia. E le sue lacrime, via via che cadevano nell'acqua, venivano catturate dalle Nereidi e trasformate in perle di saggezza. Ancora oggi le nonne, che sanno tante cose, dicono che ogni notte lo spirito di Icaro sale dal mare e vola verso il cielo per giocare con le stelle.

La redazione di Che Forte!

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