Internet e figli: pericoli, rischi e opportunità

Quali modifiche strutturali compie sul cervello dei ragazzi l’uso quotidiano dei computer e di Internet? E’ vero che Internet sta cambiando radicalmente la profondità ed il tipo delle relazioni sociali “reali”? Internet e figli, parliamone.

Mi capita spesso di compiere riflessioni sui temi legati ad internet con genitori, che come chiunque, si interrogano sulle conseguenze che la rete avrà sui loro figli. O meglio, sulle conseguenze che influiranno sul loro modo di diventare adulti. Ovviamente questo è un tema molto dibattuto nel mondo e nessuno realmente ne conosce la risposta, e non la troverete in questo post! Si parla di nativi digitali (o più recentemente di mobile born)[1], delle modifiche strutturali che l’uso quotidiano dei computer prima, e di internet dopo, compie sul cervello dei ragazzi, delle psicosi da smartphone e di come questo alteri radicalmente la profondità ed il tipo delle relazioni sociali “reali”[2].

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Vorrei però fare una riflessione a proposito di Internet. Una riflessione che può aiutare qualcuno a capire in cosa consista realmente l’unicità della rete, sia in termini di opportunità che di rischi.

Che cos’è Internet?

Con estrema sintesi, si può riassumere Internet come qualcosa che per la prima volta nella storia dell’uomo modifica contemporaneamente due concetti abbastanza importanti:

Relazioni per vicinanza geografica e sociale

parlando della sfera personale e non lavorativa, in generale nel mondo reale chiunque di noi tende a conoscere persone che sono fisicamente o ideologicamente affini alla realtà nella quale si vive. Durante l’infanzia gli amici sono vicini di quartiere o compagni di giochi, fisicamente vicini e in qualche modo “selezionati” dai propri genitori o dai propri “gusti”. Crescendo, questa selezione si affina con i propri valori: se sono cattolico o meno, politicamente simile ecc… In genere questa situazione si perpetua anche da adulti con la tendenza negli anni a frequentare gente affine ai propri ideali e gusti. Internet vìola questo principio, perché permette di conoscere o venire a contatto con gente la più disparata possibile. Solo tramite internet un possidente che vive in una super villa può entrare in contatto con un disperato che vive nel peggior tugurio agli antipodi geografici e sociali: non ci sono barriere fisiche o morali ad impedirlo. Non parlo solo degli “amici” sui social network, non occorre un social network per compiere questo “miracolo”, basta un sito web dove sia possibile commentare, come ad esempio i quotidiani online. Questa è la visione “positiva” e democratica della rete, quella per la quale è stato proposto il Nobel per la pace nel 2010[3] e quella perseguita da Zuckemberg con la sua Fondazione internet.org che intende portare internet a tutti nel mondo[4].

Possibilità per tutti di diventare influenzer e opinion leader

nel mondo reale le persone possono far sentire la propria voce in un contesto sociale e geografico ben definito. Pochi di noi erano in grado di far sentire la propria opinione oltre un limitato contesto “locale”. Internet altera completamente tutto questo ricreando la possibilità per qualsiasi individuo di amplificare la propria voce oltre il contesto limitato che gli sarebbe naturale. Questo fa sì che persone “poco influenti” nella realtà possano diventare l’opposto in rete (si guardi ad esempio alle numerose star di YouTube). A tal proposito è interessante la seguente frase, decisamente provocante, di Umberto Eco:

«I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un premio Nobel[5].

In realtà Eco ha in parte ragione, a prescindere dalla frase. Su questo argomento tornerò nei prossimi numeri del mio blog[6]. Bene o male che sia, Internet è un megafono, sia delle glorie che le bassezze. Questo fenomeno in termini semplici lo vediamo ogni giorno: sono tanti i sistemi con i quali chiunque può lasciare commenti a persone, che altrimenti sarebbero totalmente fuori dalla loro portata sociale (ad esempio Twitter che permette di commentare i “tweet” di chiunque). Tutto questo potrebbe essere un bene, in generale, perché permette in teoria a tutti di dire la propria. Il risultato però è diverso, perché le informazioni in rete non si decompongono mai: non spariscono da sole e non si volatilizzano nell’etere. Rimangono lì a disposizione di chi le cerca o ci si imbatte per caso. Le chiacchiere nel mondo reale spariscono in fretta, quelle in rete rimangono. Anche quando avete cambiato idea, anche quando non lo vorreste: scripta manent direbbero i latini.[7]

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Internet dà accesso a una mole di dati infiniti

Internet certamente è una risorsa preziosa, la globalizzazione ha consentito l’accesso a una mole di informazioni che a volte persino intimidisce. Avere l’accesso alle informazioni però non significa, di per sé, avere la competenza per poterle usare. Per quelle ci vuole un processo più lungo e possibilmente ben guidato, che si chiama, genericamente, scuola. Invece, molti studenti, e purtroppo ormai anche tanti adulti, usano internet come un deposito di intelligenza, confondendo le nozioni con i saperi.

Occorre quindi un costante sforzo mentale per ricordarsi che c’è una bella differenza tra parlare (o scrivere) e comunicare, tra presenziare e partecipare, tra spostarsi e viaggiare. (cit. Carlo Pertini, “Cosa Perdiamo senza Geografia”, Le idee di Repubblica, http://goo.gl/4d3VcN).


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Da questa riflessione partiremo nei prossimi numeri per cercare di comprendere cosa sia Internet “realmente”, come e quanto usarlo e cosa farne.

 

 

di Enrico Frumento

Enrico Frumento è un nativo digitale da quando nel lontano 1980 ha comprato il suo primo Commodore. Si occupa di Sicurezza e criminalità informatica presso il CEFRIEL. Dopo aver visto i figli propri e degli amici andare allo sbando in rete ha pensato che fosse il caso di raccontare come usare bene internet a  quanti hanno la pazienza di ascoltare i suoi sproloqui.


Riferimenti

[1] “Dopo i Nativi digitali arrivano i Mobile born”, http://www.corriere.it/tecnologia/cyber-cultura/13_novembre_09/dopo-nativi-digitali-arrivano-mobile-born-24bcb756-4960-11e3-9b5e-4a807d4a40fa.shtml

[2] Ad esempio il problema del ritiro sociale degli adolescenti, http://www.minotauro.it/convegno-internazionale-sul-ritiro-sociale-in-adolescenza-29-30012016/

[3] WIRED candida Internet per in Nobel per la pace 2010, http://mag.wired.it/news/storie/wired-candida-internet-nobel-per-la-pace.html

[4] Esempio qui: http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/07/31/news/zuckerberg_internet_gratis_facebook_zambia-92803362/

[5] http://www.lastampa.it/2015/06/10/cultura/eco-con-i-parola-a-legioni-di-imbecilli-XJrvezBN4XOoyo0h98EfiJ/pagina.html

[6] Vi suggerisco questo recente articolo de Il Post “Su Facebook abbiamo sempre ragione”, http://www.ilpost.it/2016/01/13/su-facebook-abbiamo-sempre-ragione/

[7] Suggerisco questo articolo di Repubblica “Il web sa tutto di noi: dieci (bellissimi) siti con le nostre vite dentro”, http://www.repubblica.it/tecnologia/2014/07/08/news/i_dieci_siti_che_cambieranno_la_tua_visione_del_mondo-91024612/

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