Elogio della lentezza (per genitori e figli)

Quante volte capita di ritrovarsi a correre freneticamente per tutta la giornata con la sensazione di non avere sufficiente tempo per portare a termine i propri compiti. Spesso anche i figli vengono trascinati dentro questo ritmo, che soprattutto nelle grandi città sembra aver coinvolto un po’ tutti.

Caterina sta giocando con il pongo, è intenta a finire un fiore colorato che vorrebbe mettere sul suo comodino, ma la mamma ha fretta, c’è il corso di danza e non si può ritardare. Caterina insiste che vuole finire la sua opera a cui ha dedicato l’ultimo quarto d’ora e di cui va particolarmente fiera. La mamma si spazientisce e la prende per un braccio, la bambina a questo punto per la rabbia prende il suo fiore e lo distrugge piangendo. La mamma prova a consolarla, anche se in quel momento le sfugge il perché di tale ostinazione.

“Siamo in ritardo! Dobbiamo correre a scuola”. “Solo un momento papà sto finendo la mia navicella…”, il papà entra in camera e strappa  il lego dalle mani di Luca. Il ragazzino urla qualcosa e corre in bagno, sbattendo la porta. Anche stamattina arriveranno correndo e in ritardo al suono della campanella.

Abbiamo detto più volte che il pensiero creativo nasce dove c’è spazio, possibilità di stare e sostare nel tempo. Caterina e Luca in quel momento stavano creando qualcosa di veramente ‘loro’ e l’errore (ma non è una colpa) della mamma e del papa è forse stato quello di non dare sufficiente importanza a ciò che i loro figli stavano facendo. È impensabile non andare al lavoro o non mandare i figli a scuola, ma è anche vero che si può prevedere un certo tempo per fare le cose. Per esempio se sappiamo che i nostri figli alla mattina fanno fatica e sono lenti, è meglio puntare la sveglia un po’ prima per permettere loro di prepararsi con più calma. Oppure è preferibile svolgere meno attività pomeridiane e permettere ai nostri ragazzi di tornare da scuola e poter correre in camera loro senza avere per forza in programma qualcosa di definito. È ovvio che le giornate programmate sono più comode e gestibili per i genitori che lavorano tutto il giorno, ma il rischio per i piccoli è quello di essere sempre forzati dal ‘fare’ e di non avere più spazio e tempo per pensare, per immaginare, per desiderare e creare. La frenesia, lo stress, la fretta non aiutano l’espressione del talento e la potenzialità creativa né dei piccoli, né dei grandi.

 

Francesca Daidone Costantino

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