Come dire NO a un bambino

Parliamo dell’importanza del “NO” nella crescita di un bambino con la psicologa Sofia Mattessich, autrice di GENITORI CHE AVVENTURA! PRINCIPI PRATICI PER EDUCARE I FIGLI.  Dire no a un bambino come?

Insegnare ai bambini a rispettare le regole

E’ essenziale che i genitori sappiano imporre al bambino il rispetto di limiti e regole; purtroppo spesso esitano a farlo, un po’ per stanchezza, un po’nella convinzione di risparmiare al figlio delle sofferenze, e adottano uno stile educativo permissivo che compromette il sano sviluppo della sua personalità.

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Il bambino che vede soddisfatti tutti i suoi desideri e capricci non cresce felice, ma fragile

Un adulto capace di porre limiti, di arginare desideri ed emozioni del piccolo, contribuisce a strutturare la sua personalità, in quanto con il tempo verrà interiorizzato dal bambino come un’istanza mentale che gli permetterà in futuro di autoregolarsi, in modo che sarà lui un domani in grado di dirsi autonomamente: “No, adesso non posso giocare, perché prima devo finire i compiti”. Inoltre, per il bambino lo scontrarsi con dei limiti e il senso di frustrazione che ciò comporta, rappresenta un’opportunità insostituibile per imparare ad affrontare le difficoltà e rafforzarsi; la mancanza di questa esperienza è causa di molte difficoltà degli adolescenti di oggi, che vanno in crisi di fronte alle prime avversità che inevitabilmente la vita presenta.

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Dire NO a un bambino va detto con affetto e comprensione, ma anche con fermezza.

“Quando diciamo ‘no’ a un desiderio di nostro figlio o vogliamo sgridarlo per qualche motivo, dobbiamo osservare tre passi:

1) esprimere comprensione per il suo desiderio e i suoi sentimenti; 

2) mostrargli però le esigenze della realtà;

3) dargli sostegno e valorizzarlo.

Per esempio, potremmo dire: ‘(1) Capisco che vorresti restare qui al parco a giocare con i tuoi amici e che ti dispiace dover tornare a casa, (2) ma dobbiamo rientrare, perché devo preparare la cena;  (3) [quando il bambino acconsente, seppur sbuffando] bravo, ero certa che avresti capito’. Oppure: ‘(1) Capisco che sei arrabbiato perché quel bambino è salito sulla tua bici senza permesso, (2) ma non bisogna mai dare gli spintoni: devi chiedergli ‘puoi scendere dalla mia bici?’; (3) capita a tutti di sbagliare: sono certa che la prossima volta saprai fare meglio’. In questo modo il bambino non percepisce un genitore ‘cattivo’ che proibisce e sgrida, ma un genitore che (1) lo capisce e (2) gli indica le esigenze della realtà che comportano anche frustrazioni – frustrazioni alle quali (3) egli è in grado di far fronte.” [estratto da GENITORI CHE AVVENTURA! PRINCIPI PRATICI PER EDUCARE I FIGLI]

Sofia Mattessich

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