Come aiutare i figli ad accettare le sconfitte

Chissà quante volte vi sarà capitato di vedere vostro figlio reagire in modo eccessivamente negativo di fronte a una sconfitta, magari per aver perso a un gioco contro un compagno, per non essere arrivato nelle prime posizioni a una gara sportiva, per non aver preso a scuola il voto che desiderava, per essere rimasto fuori dalla squadra titolare durante una partita importante e così via. Rabbia, delusione, tristezza, disperazione, pianti inconsolabili sono le manifestazioni spesso più diffuse in questi casi. Certo perdere, sentirsi sconfitti, non raggiungere un proprio obiettivo, non fa piacere a nessuno, nemmeno ai grandi. Ma perché?

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Questi eventi generano solitamente una frustrazione che va a intaccare in modo quasi automatico la nostra autostima e la percezione del nostro valore personale. La cultura in cui cresciamo ha in questo automatismo un ruolo molto importante: essendo fortemente basata sul concetto di autoaffermazione individuale, che secondo una logica un po’ distorta è spesso interpretato come affermazione della propria superiorità sugli altri, ci spinge inevitabilmente a percepire una realtà fatta di piccole e grandi competizioni in cui è necessario primeggiare per potersi sentire realizzatiL’insuccesso quindi è considerato non come qualcosa che può essere accettato in quanto parte integrante di un percorso di crescita e di maturazione, ma in modo più intuitivo come qualcosa di potenzialmente distruttivo per la nostra autostima, perché fallire significa non avere le qualità, i mezzi, le “carte in regola” per poter competere con gli altri e guadagnarsi così la propria realizzazione. Questa credenza può generare molta sofferenza.

Nonostante l’insegnamento del valore della vittoria, come risultato di una competizione sana con se stessi, sia di grande importanza per imparare ad essere determinati e a saper trarre la giusta gratificazione dai propri successi, a volte capita di lasciare troppo poco spazio nell’educazione dei figli al tema della sconfitta e del limite. La vita di ciascuno di noi è costellata di successi ma inevitabilmente anche di sconfitte, che dobbiamo imparare a tollerare, con il loro inseparabile carico di frustrazione. Noi possiamo però influenzare molto il peso di questo carico: possiamo renderlo enorme, gravoso, oppure più leggero e sostenibile. Tutto dipende da come lo viviamo. Ai genitori spetta l’arduo compito di insegnare anche l’immenso valore insito nella sconfitta, aiutando i figli a sentire come meno intollerabile questo peso.

Come fare però per trasmettere ai nostri figli che perdere non significa essere dei perdenti e che riuscire ad accettare la sconfitta rappresenta un successo personale e una prova di grande forza? È ovvio che spiegarlo a parole è impresa quasi impossibile, soprattutto se il bambino è molto piccolo. Lo possiamo fare assumendo un comportamento adeguato nel quotidiano, ad esempio durante i momenti di gioco, e attraverso l’esempio che giorno dopo giorno siamo in grado di offrire rispetto al nostro personale modo di rapportarci alle sconfitte. Se noi crediamo realmente nel valore dell’errore, dello sbaglio, della perdita, allora riusciremo a essere credibili e a trasmetterlo ai nostri figli in modi anche molto sottili ma potenti, come quelli che passano attraverso il comportamento non verbale e la qualità delle diverse interazioni.

Ecco alcuni consigli pratici per insegnare ad accettare le sconfitte

  • Soprattutto dopo i 4 anni, pur stando attenti a bilanciare le frustrazioni, sforzatevi di non far vincere sempre al gioco vostro figlio, nel tentativo di evitargli pianti e delusioni: lo privereste di una grandissima opportunità di crescita, anche se dolorosa. Avrebbe inoltre la possibilità di sperimentare e di gestire queste emozioni negative prima di tutto in famiglia, e quindi in un contesto maggiormente protetto rispetto a quello dei pari.
  • Lodate sempre i suoi successi, ma evitando un’eccessiva enfasi.
  • Di fronte a un bambino che si dispera per aver perso, è importante non solo non arrabbiarsi per la reazione spropositata, ma anche evitare di usare il sarcasmo o di sdrammatizzare eccessivamente la situazione con frasi come “Ma sì dai, non è niente!”, oppure “Non preoccuparti, è solo un gioco!”. La sua delusione è reale e queste parole lo farebbero sentire non capito e non ascoltato. In questi casi il comportamento migliore è riconoscere la sua delusione, spiegando che è comprensibile il suo rimanerci male, ma che è inevitabile perdere al gioco ogni tanto e che potrà rifarsi in un’altra occasione. Fategli notare anche la differenza tra giochi di fortuna e giochi di abilità. Nel primo caso, il bambino può imparare più facilmente a digerire la sconfitta.
  • Quando il bambino sceglie di non barare, dimostrando di saper rispettare le regole, ditegli che apprezzate la sua onestà. E così, passo dopo passo, aiuterete vostro figlio a gestire la tempesta emotiva che a volte la sconfitta genera.

Ma nell’aiutare i nostri figli, non dimentichiamoci ancora una volta di riflettere sul rapporto che abbiamo noi con la sconfitta. Potremmo scoprire che anche per noi rimane una questione irrisolta. Lavoriamo allora per imparare a guardare la sconfitta da una nuova prospettiva, considerandola non più solo come una calamità arrivata un giorno per abbatterci, ma come qualcosa che prima ci ferisce e poi ci regala nuovo vigore e nuova vitalità.

Impariamo che la sconfitta non ci rende inferiori e che è proprio alla paura di fallire che spesso dobbiamo i nostri fallimenti più grandi.

Monica Fusco, psicologa

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