Come affrontare le difficoltà scolastiche di un figlio

Settembre: le scuole riaprono i battenti e per alcuni bambini e ragazzi torna il momento di misurarsi con vecchi problemi. E anche per i genitori si riaffacciano le preoccupazioni.

Come affrontare, se non addirittura prevenire, eventuali difficoltà scolastiche dei figli?

Vi chiedo innanzitutto di fare un piccolo esercizio: provate a ricordare tutte le volte in cui qualcuno a voi vicino ha frainteso le vostre parole o un vostro comportamento, attribuendovi intenzioni sbagliate. La vostra reazione probabilmente è stata di sdegno, rabbia, oltre che dolore, perché non vi siete sentiti capiti. L’impressione è che vi abbiano appiccicato addosso un’etichetta che non rispecchia la vostra vera natura. Le alternative in questi casi sono due: giustificarsi per cercare di chiarire l’equivoco o interrompere il dialogo perché la sensazione è che il confronto non porterà a niente.

Passiamo ora ai vostri figli. Se portano a casa brutti voti e hanno un atteggiamento rinunciatario nei confronti dello studio, quali spiegazioni vi date? Alcuni genitori pensano che andare bene a scuola sia essenzialmente una questione di buona volontà. In quest’ottica, un alunno poco studioso è un alunno svogliato, pigro, superficiale. Coerente con questa interpretazione del problema, l’atteggiamento del genitore nei confronti del figlio non può che assumere i toni della lamentela e della critica. Il bambino, che ha sempre dei validi motivi per non riuscire in quello che fa (anche se non necessariamente ne è consapevole), si sentirà aggredito, giudicato, in colpa per aver deluso le aspettative dei genitori e infine inadeguato. Sentimenti di questo tipo ostacolano la possibilità che i vostri figli si affidino a voi per superare quello che, non dimenticatelo mai, è un momento di reale difficoltà. E’ questo il presupposto da cui occorre partire per ricercare i veri motivi alla base del problema scolastico e di conseguenza per risolverlo.

Prendiamo in considerazione almeno una delle possibili cause. Ci sono bambini e ragazzi che non riescono a studiare e a dare buoni risultati perché hanno un’autostima deficitaria. Rinunciano in partenza ad impegnarsi perché non si sentono sicuri delle proprie capacità. Sono scoraggiati perché hanno una profonda paura di sbagliare e di dover provare la frustrazione per quello che, sono certi, sarà un insuccesso. Una scarsa stima di sé può essere il risultato di aspettative genitoriali difficili da soddisfare, perché troppo elevate e non rispettose delle inclinazioni e dei bisogni del figlio.

Indipendentemente da quale sia la causa del fallimento scolastico, è importante che vi avviciniate a vostro figlio mostrando una certa “sensibilità mentale” nei suoi riguardi e facendogli capire che siete genuinamente interessati ad ascoltare il perché della sua difficoltà. Se chiedete spiegazioni con un tono che lascia trasparire disapprovazione, vostro figlio lo avvertirà e forse preferirà tacere, sapendo che con buone probabilità non verrà capito. Se invece intuite che la sua condotta, in apparenza condannabile, nasconde delle ragioni legittime, allora saranno maggiori le possibilità di comunicare con lui in modo costruttivo.

Aiutatelo a riflettere sui motivi del suo insuccesso scolastico, affinché possa dargli un senso, e sui sentimenti ad esso legati. Se fa fatica a parlare di come si sente, provate voi a immaginarlo e a trovare le parole al posto suo. Se vi sembra arrabbiato, triste o deluso, comunicate la vostra percezione e domandategli se è giusta. Comportandovi da specchio, gli permetterete di conoscersi attraverso di voi e di sentirsi accolto. Un dialogo orientato alla comprensione e spogliato di pregiudizi rappresenta senza dubbio l’arma vincente nella gestione di questo e di altri problemi.

Una precisazione: non vi sto suggerendo di assecondare i vostri figli, di essere permissivi e di evitare a tutti i costi il conflitto, di mostrare comprensione anche quando sentite di non averne, ma di sperimentare soluzioni nuove nel rapporto con loro, per renderlo sempre migliore. Bisogna poi ricordare che è inevitabile e umano commettere degli errori di valutazione, perché non sempre si ha il tempo e l’energia per fermarsi a riflettere. Ma l’importante è non indulgere negli sbagli e saper riparare, perché i vostri figli impareranno soprattutto da ciò che di buono riceveranno da voi!

Monica Fusco, dottore in psicologia

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