Che comodità il cellulare. Possiamo chiamare ad ogni ora del giorno, e pure della notte. Possiamo rompere le scatole alla nonna che è in chiesa, all’amica che è in riunione, al papà che è al volante. Sempre!
E sapere dove sono i nostri figli, in ogni momento, chiamando magari ogni oretta. “Mhmm… hai detto che vai da Giovanni, sono passati venti minuti e non sei ancora arrivato? Ti chiamo tra dieci minuti allora”.
E pure i bambini, da quando hanno l’uso della ragione, telefonano “Mamma? Quanto fa sedici per dieci fratto otto?” e la mamma, che è in riunione col capo bisbiglia “Non ora tesoro, non posso” ma il bambino insiste “Allora ti chiamo tra cinque minuti”. E non sgarra.
Non conosco nessuno (eccetto mio padre novantadueenne) che non abbia un cellulare. In realtà ci ha reso la vita più semplice, è vero. Ma anche più complicata, non trovate?
Da un lato non abbiamo più privacy, chiunque ci chiama in qualunque momento (“Ti disturbo?” è la frase più usata, ma noi diciamo “no, figurati” anche quando siamo sotto la doccia). Dall’altra siamo più tranquilli, possiamo verificare per esempio se un ritardo è dovuto al traffico o a qualche altro imprevisto.
Io stessa credo non saprei come cavarmela senza cellulare. E’ il filo diretto con i nostri cari e anche con chi caro non ci è, ma che dobbiamo sentire per forza.
L’altro giorno mia figlia ha avvicinato il ricevitore a mia nipote Isabel, che ha oramai otto mesi, e le ha detto “Senti? C’è la nonna!”. La piccola ha girato la testa di scatto guardando verso la porta, ovviamente. Che ne sa, lei, del telefono? E quando ha sentito la mia voce che la chiamava, di nuovo si è sporta verso la porta.
Il che mi ha riportato a Leonardo piccolissimo che, quando sentiva una voce al telefono guardava il ricevitore e poi la mamma, come a dire “Ma dov’è?”.
La scorsa settimana, sempre Leonardo, mi spiegava al telefono che è caduto e si è fatto male “qui”. “Vedi nonna? Mi sono fatto male proprio qui”, con il cellulare appoggiato alla gambina, come se io potessi vedere.
Certo, è una gran comodità il cellulare, inutile negarlo. Vedo mamme al volante (compresa mia figlia) che parlano al telefono, tengono a bada i figli starnazzanti sul sedile posteriore (“Sì, Leonardo, ora metto la musica”, “Isabel non piangere, ora andiamo a casa a fare la merenda”), e guidano. Certo, ci sono donne al volante che se squilla il telefono inchiodano in mezzo alla strada e non sanno coordinare due cose. Ma è la stragrande maggioranza degli uomini che se è al cellulare diventa inabile alla guida. Non è colpa loro, è che – e dico sul serio – noi donne sappiamo fare 3 cose insieme, e bene. Non c’è mica da vantarsi, siamo cretine noi che riusciamo a farlo, a costo di stressarci.
Nelle scorse settimane, mi pare, leggevo su Internet che le donne incinte che usano il cellulare possono causare danni cerebrali al feto. Magari è un’esagerazione. Di certo è un invito a usare meno questo mezzo. In fondo, quante telefonate inutili facciamo, tutti?
Ma vi ricordate la vita senza cellulare? C’era solo il telefono di casa o tutt’al più le cabine telefoniche. Ora a casa chiamano solo le compagnie telefoniche per proporti un nuovo contratto o qualche mobilificio che declama sconti, per il resto c’è il cellulare.
Stamattina ho accompagnato Leonardo a fare una passeggiata e abbiamo visto una delle oramai rare cabine telefoniche, ovviamente senza nemmeno più il telefono. Leonardo subito ci è entrato e mi ha chiesto “Nonna, cos’è?”. Ho cercato di spiegargli che una volta i telefoni erano molto più grandi e attaccati a un muro o, appunto, in cabina. Ma mi ha guardato stupito e mi ha chiesto “Ma grandi quanto?” e io a gesti ho mimato la misura. “Ma non ci stava in borsa?” ha replicato guardando la mia, che è piuttosto grande. Ma è difficile da capire che non è solo una questione di misura: lui è nato nell’epoca dei cellulari.

