Che magìa il Natale! Gli alberi addobbati, il presepe, le luci, la festa, i regali…
Certo, un filino faticoso. Oserei dire… pesantino, ecco! Ma se proprio mi torturate vi dirò: UNO STRESS pazzesco.
Magari non per tutti è stato così, ma vi racconto quello della mia famiglia che ancora arranca nel tentativo di smaltire i postumi. Prima però devo fare una premessa.
Confesso che non mi ero accorta di aver dato alla luce un mostro del fai-da-te e della manualità, ai tempi, e confesso pure che non ha preso da me. Fatto sta che mia figlia con i lavori manuali se la cava alla grande. E’ poco meno che un imbianchino professionista, un idraulico, un meccanico e quant’altro vi viene in mente. Sa pure montare attrezzi con istruzioni in altre lingue, quando io non saprei raccapezzarmi nemmeno se avessi frequentato un corso per storditi.
Alla luce di tutto ciò è ovviamente VIETATO acquistare un calendario dell’Avvento. Ovviamente lo si fa in casa, in fondo bastano del pannolenci, una macchina per cucire, una pazienza che non ho e tante piccole sorprese. Fantasia, fantasia, santo cielo!
Stesso discorso per il regalo alle maestre dell’asilo: macché comprarlo! E siccome ha due bambini e un sacco di tempo libero… “faccio io delle collane carine”, ha detto. Si è armata di bottoni particolari, lana, piume, pendaglini e voilà, alle due di notte le collane (davvero graziose) erano pronte! Inspiegabilmente il mattino dopo aveva sonno. Ma son scelte.
Dico questo perché a volte mi disarma quando dice “che problema c’è?”. A me, che sono apprensiva, che mi preparo agli eventi con un secolo di anticipo e che mi piace pianificare.
Ma andiamo avanti.
Accenno al pranzo di Natale, previsto a casa sua, ma vengo stroncata sul nascere “Siamo in dodici, ah, io non ho mica tanto tempo: antipasti, lasagne, un arrosto (bleah) e via andare”. Seeee… come se non la conoscessi. Ma c’è sempre il fattore sorpresa.
Tanto per cominciare mio nipote Leonardo ci ha pensato su per bene, ha valutato i pro e i contro e ha deciso che prendersi la varicella una settimana prima del 25 dicembre era cosa buona e giusta. Ed è scattato il censimento su chi aveva avuto la varicella e chi no. Non hanno superato l’esame il nonno materno (marito della sottoscritta), la nonna paterna e l’ultima arrivata, sorellina del protagonista, Isabel che a 4 mesi vanta una cartella clinica immacolata.
E tu, che avevi progettato di fare gli ultimi regali proprio in quella settimana, sei dirottato di rigore a dare manforte alla mamma dei due piccoli. I regali? Ehhhhhhhh… prima le urgenze, no?
Quindi la mia pianificazione va a farsi benedire e mi rendo disponibile per intrattenere il piccolo varicelloso mentre lei tiene lontana la piccina e fa tutto il resto.
Scusate se mi dilungo, ma accidenti quanto mi sono divertita! Ogni mattina arrivavo a casa di mia figlia con un animaletto di gomma che raccontavo di aver trovato dietro la porta. Gli occhioni spalancati di Leonardo, la sua bocca aperta nell’ascoltare il racconto sono stati uno spettacolo! E quanto ci abbiamo giocato! Faticoso, eh. Anche perché negli “intervalli” andavo a disinfettarmi le mani e correvo dalla piccina, per spupazzarla un pochino.
Mentre lui, il malatino, faceva il riposino pomeridiano, mia figlia, con dei blitz che nemmeno Superman, andava al supermercato oppure al centro commerciale o dove l’urgenza richiedeva.
Tre giorni prima del 25 dicembre posso finalmente cedere il testimone al padre del piccolo che è a casa in ferie e quindi pensare anch’io alle ultime cose.
Cos’è rimasto in sospeso? Ah, certo, il pranzo di Natale. Telefonata della figlia: avrebbe pensato – lei – a qualche piccola modifica nel menù. E mi sciorina un elenco con diciassette antipasti, un primo con ravioli fatti in casa etc etc. Tento di dissuaderla obiettando che per parte degli antipasti è prevista la preparazione nella mattinata di Natale e che francamente lo sconsiglio: meglio ricette che si possono preparare prima. Mugugna che le “uccido l’entusiasmo” ma poi addiviene a miti consigli e si adatta al compromesso: dodici antipasti, si impunta sui ravioli fatti a mano (che farà tra mezzanotte e le due del mattino) e incarica la nonna materna di pensare al secondo.
Io invece mi stanco solo a sentirla.
Prendo nota di quel che mi spetta fare (poche cose, lo confesso) ma mi illudo: la tradizione vuole che tutti i Natali mio marito imponga due piatti tipici pugliesi, che dovremo comunque preparare: una focaccia tipica con cipolla fresca, acciughe e noci e le “cartellate”. Mezza giornata di lavoro cada piatto (abbiamo pure i fans della focaccia, quindi ne abbiamo preparate 3).
Corro a compare gli ultimi regali, poi al supermercato, e mi metto all’opera. Squilla il telefono “Mamma, ma la vigilia venite qui a cena, vero?”. Io non lo dico nemmeno più.. ma chi te lo fa fare bimba mia? Son scelte. E per noi il Natale è sacro, alla faccia della fatica.
Che bello, però, la sera della Vigilia, mettere il pane e il latte sul davanzale, per Gesù Bambino. Che bello vedere il piccolo impazzire in mezzo ai giochi, sentirlo cantare la canzoncina di Natale imparata all’asilo, con i suoi ponfi della varicella oramai non più infettiva. Come dice uno slogan “tutto questo non ha prezzo”. Davvero.
Eh sì, è proprio bello il Natale!
PS – Ora, non pensate che mia figlia sia un mostro: pure lei ha i suoi difetti, solo che ha anche un sacco di qualità che mi stupiscono, ecco.
E vi proibisco di pensare che io mi son sciallata: forse non traspare la MIA, di fatica. Ma ve la dico ora, tutta in una volta. Anzi, me lo dico da sola: SCIALLAAAA!