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Una nonna fortissima

I blog di Che Forte!

Un papà, un duro amante del rock, quattro figli, di cui due gemelli. Una nonna, due nipotini "spaziali", storie di vita vissuta. Ecco due blog super forti scritti per noi da Michele Monina, un multi-papà, e da Annamaria Pizzinato, Wondernonna.

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Maschi e femmine

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on 01 Mar
in Il blog di nonna Annamaria

Quest’anno a Carnevale Leonardo ha scelto di vestirsi da dinosauro. In effetti, io e sua madre ci avevamo scommesso e abbiamo vinto. 

All’asilo han chiesto un costume fatto in casa, per cui la mamma, con la solita fantasia, si è inventata un costume fai-da-te che è davvero riuscito bene. E lui era contento, anche perché tutti gli han detto che era proprio bello. Contento fino a quando non ha visto Chiara, vestita da principessa.

 

E’ tornato a casa e ha raccontato la sua giornata all’asilo. Così abbiamo scoperto qualcosa…

 

“Mamma, quando torna CANNEVALE voglio vestirmi da PINCIPESSA!” ha detto, sicurissimo di sé. Io e la mamma ci siam guardate, ridendo sotto i baffi. “Amore, veramente sono le femmine che si vestono da principesse!” ha detto la mamma. “Io voglio vestirmi da PINCIPESSA!” ha insistito lui, pestando un piedino. “Ma le principesse hanno la gonna” ribatte mia figlia “Allora voglio la gonna” ha deciso lui. Poi gli abbiam detto che esistono anche i principi (maschi) e allora ha optato per il compromesso.

 

Il prossimo anno cambierà sicuramente idea. Anzi, due giorni dopo parlava già di Spiderman.

 

Al di là del fatto di volere essere uguale alla “fidanzatina” dell’asilo, a tre anni non ci si fanno problemi di sesso. L’anno scorso ha giocato per ore con pentoline e piattini. Ci serviva dei succulenti pasti a base di sabbia e di foglie e si divertiva un mondo. Sono giochi da femmina? Ma chi l’ha detto? Mi fanno morir dal ridere quei papà che, preoccupati inutilmente della futura sessualità dei loro piccoli, vietano di giocare a certi giochi perché “da femmina”.

 

Preoccupati per cosa, poi? Un foruncoletto treenne può scegliere o no, con cosa giocare? O vogliamo farci i fatti suoi già ora?

 

Certo, ammetto che il vestito da carnevale da principessa era un filino esagerato per un maschietto.

 

In fondo è vero che per istinto le bambine preferiscono giochi tranquilli, rispetto ai maschi. O meglio, si scatenano in modo diverso. Al parco corrono quanto i maschietti, ma litigano pure loro: e piuttosto di usare i pugni si graffiano e si tirano i capelli, ma sempre lotta è.

 

Diventano vanitose prima dei loro coetanei, forse. Ma se fate un complimento a un maschietto per il suo abbigliamento, gongola pure lui, che credete?

 

 

Insomma, noi donne abbiamo voluto con tutte le nostre forze la parità. Abbiamo urlato (soprattutto le donne della mia generazione) che siamo UGUALI agli uomini. Pilotiamo gli elicotteri e andiamo sulla luna, giusto? Ma parliamo anche degli uomini: alla fine ha fatto comodo pure a loro la rivoluzione. Conosco maschietti che san lavorare ai ferri meglio di me (ci vuol poco, lo so!) o che ricamano perché “li rilassa”.

 

Ma se parità vuoi dire “uguale”,  allora dobbiamo far scegliere ai bambini con cosa preferiscono giocare, a mio parere, senza preconcetti.

 

 

PS. – A me piacevano un sacco i trenini. Morire se me ne hanno mai regalato uno!

 

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Facciamo finta che...

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on 21 Feb
in Il blog di nonna Annamaria

 

Io credo che ogni bambino abbia un sacco pieno di fantasia nella sua testolina.

 

Ogni tanto c’è la necessità di aprire quel sacco, tirarne fuori un po’. E sono convinta che a loro piaccia molto.

 

Dai in mano a un bambino un… niente, e la fantasia si scatena. Due cuscini sul divano diventano una capanna. La scatola vuota dei biscotti l’ospedale degli animali. Un pezzo di carta ritagliato e ci si inventa un re.

Il fatto è che i bimbi moderni non hanno mica tempo di aprire quel sacco. C’è ovunque qualcuno pronto a sostituirsi al sacco. I giochi già predisposti, che superano a volte la fantasia dei bambini. C’è la tv.

Quand’ero bambina io il gioco ricevuto da Gesù Bambino diventava, volere o volare, il protagonista attorno al quale scatenare la fantasia.

 

E se era una bambola il gioco era facile: dagli con i vestiti, cullarla, inventarsi un lettino (con – appunto – molta fantasia) una collana fatta con l’elastico e un bottone. La parola d’ordine con le amiche era “facciamo finta che…”.

“Facciamo finta che tu sei la mamma che va a fare la spesa” e giù a litigare perché tutti volevano fare il salumiere che aveva – santa patata – dei sassolini che erano i soldi,  dei pezzetti di carta per incartare la spesa, dei fagioli secchi (che in casa mia non mancavano mai) delle foglie, rametti etc etc. Un’apoteosi di cose a sua disposizione, insomma.

 

I maschi di solito l’avevano vinta: facevano i bottegai. Ma noi femmine ci vendicavamo andando dalla sarta (tiè) e quindi perdendo tempo a tagliuzzare ritagli di stoffa che diventavano abiti che più originali non si può.

 

L’anno in cui Gesù Bambino ha avuto la bontà di regalarmi un piccolo pianoforte sono entrata in crisi. Va bene la fantasia, ma dopo aver strimpellato e cantato, facendo finta di essere una cantante, un paio di volte, i miei amichetti si son stufati di brutto. E quindi sono tornata alla bambola dell’anno prima, che nel frattempo aveva avuto un incidente da usura: era senza una gamba, porella.

 

E giocavamo per ore e ore, mica ci si stufava. Anche perché non c’era alternativa.

 

Anzi no. L’alternativa c’era: i giornalini. Oddio quanto ho amato Paperino, Topolino e compagnia bella. Ancora oggi mio marito a volte mi chiama e dice “Guarda, in tv c’è Paperino!” e io corro a vedere.

 Ho imparato a leggere prima di andare a scuola, da un cugino “grande” che ha abitato per un po’ di tempo da noi. E lì mi si è aperto un mondo. Leggevo ovunque e in qualsiasi momento.  A volte mi immaginavo di essere Paperina, che trovavo irresistibile. Ed ero così immersa nella mia fantasia che mia mamma aveva un bel chiamarmi: manco la sentivo.

Poi c’era il commercio dei giornalini. Tu mi dai un Topolino vecchio e io ti presto un Corriere dei Piccoli della settimana scorsa. I giornalini erano una preziosa merce di scambio. Io ne compravo ben pochi, ma non so com’è, in casa mia ce n’erano sempre un po’ di copie, non mi ricordo assolutamente da dove venissero.

 

“Facciamo finta che…” ha funzionato anche con mia figlia. Anche se lei aveva un sacco di giocattoli, il sacco della fantasia lo si apriva lo stesso. C’era sempre qualcosa da inventarsi. E confesso che mi divertivo come una matta, tornando bambina e giocando con lei. Ma anche guardandola giocare con le sue amichette. Un “facciamo finta che…” saltava sempre fuori.

 

Quando una cosa ti entra in testa, passassero mille anni, ti ritorna. Tant’è che pure con Leonardo è scattato il “facciamo finta che…” e gli piace un mucchio. Anzi, a volte mi anticipa. “Nonna, facciamo finta che tu sei un leopardo” e mannaggia, lì ce ne vuole di fantasia, ma va bene! “Anzi, no, tu sei un DINOSAUO piccolo, io uno GANDE”. Perché la fantasia fa bene, ma con un occhio all’opportunità. Lui si tiene sempre l’animale più forte, non c’è verso.

E allora divento un dinosauro piccolo ma furbissimo. Così lui, che ha quello grande, sì, ma un dinosauro un po’ babbeo, chiede di fare cambio, ma non perché vuole vincere. Semplicemente gli piace che quel piccolo dinosauro si sia inventato tante cose. E quando ottiene il cambio, aggiunge qualche furbata frutto della sua, di fantasia.

 

Alla fantasia bastano  tre parole magiche “facciamo finta che…”.

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Il gippone

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on 10 Feb
in Il blog di nonna Annamaria

Non sono una fan delle automobili di grossa cilindrata: in realtà non me ne importa un bel niente delle auto e non so nemmeno distinguere marche e modelli. Se mi si chiede che auto ho, devo pensarci su un attimo, mica me lo ricordo subito. Considero l’auto un mezzo di trasporto e come tale le mie pretese sono ben poche: che funzioni, che sia sufficientemente comoda e che tenga la strada. Essendo robusta io, con i piedi ben piantati per terra, non amo le auto “leggere”, quelle che ti volano via dalle mani.

 

Certo, se diventassi milionaria e potessi scegliere un’auto che mi piace, sceglierei una di quelle gippone fantastiche che sembrano piccoli carri armati e che quando li vedi da lontano ti sposti perché i fari, pure  da spenti, sembrano minacciosi e ti fanno paura. Ho i miei buoni motivi, per questa scelta.

 

Ma non sono milionaria e quando si è trattato di cambiare la mia vecchia auto, due anni fa, per necessità, sono stata inflessibile: “Ho il piccolo da trasportare, quindi che sia cinque porte e robusta”. I particolari li ho lasciati a mio marito. Ora ho un’utilitaria che fa il suo mestiere senza infamia e senza lode.


Quando vado in giro da sola o con adulti ho una guida abbastanza brillante. Chi abita in città sa che gli imbranati sono quanto di peggio di possa capitare. Noi cittadini siamo abituati ad avere centocinquanta occhi e a prevedere i pericoli duecento metri prima, magari pensando  di poter fare dieci chilometri in dieci minuti. Ricordo qualche anno fa, quando venne ospite da me una mia amica, Gabriella - abile guidatrice -  che vive in una cittadina della costa abruzzese. Traffico lì ce n’è, soprattutto d’estate con i turisti. Ma quando mi ha visto alla guida, attenta ai mille slalom delle auto milanesi mi ha guardato e mi ha detto “Ma io non potrei mai abitare qui!”.

 

In ogni caso, quando sono sola è un discorso. Ma quando trasporto Leonardo (Isabel ancora non è stata mia ospite) cambia il giro del fumo. E siccome non sono il dottor Jackil e Mr. Hide, sono prudente ma non rimbambisco tutto d’un botto!

E’ in quei momenti che vorrei essere milionaria: avrei il gippone! E con un gippone sotto le mani, avete ben poco da fare gli spiritosi, cari i miei automobilisti  maschi, sempre pronti a soverchiare la guida femminile! Perché vi vedo, sapete? Guardate chi guida, rapido calcolo mentale di un secondo e poi TIE’, ti sorpasso e inchiodo tanto che mi fai, scendi e mi meni?! Oppure ti taglio la strada così devi frenare bruscamente e ti faccio pure un mezzo sorrisino. Fra uomini ve lo fate molto, ma molto meno. Sono più che sicura che odiate le donne al volante anche se sono decisamente più brave di voi. Vedo mio marito: se c’è un’auto che non è veloce come un fulmine a parcheggiare “Ehhh, signora mia…”. E manco ha visto chi guida, razzista a priori! Se un’altra macchina non parte a razzo a semaforo propizio “Ma dai cara, DAIII!” al femminile, ovviamente. A volte pianto giù una questione, a volte son troppo stanca di dire le stesse cose. Evvabbè, pensala come ti pare.

 

Ma se vado a prendere Leonardo all’asilo, o lo accompagno da qualche parte mi si accendono anche i sensori periferici. Sono prudentissima,  e so che mi credete. Prudentissima però non vuol dire ebete.  Soprattutto sono così brava che ingoio i soprusi. Lascio che uno  stolto (maschio, quasi sempre) mi sorpassi, strombazzi e riesco perfino a non abbassare il finestrino per insultarlo. Uh, mi ribolle il sangue, figurarsi! Ma il massimo che mi esce dalle labbra è “Mannaggetta!!” quando vorrei urlare gli improperi più proibiti. Al che Leonardo – a cui non sfugge niente – chiede spiegazioni. “Perché dici mannaggetta, nonna?”. “Tesoro, perché il signore che guida quell’auto suona, ma il semaforo non è ancora verde” (pure questo capita). “E’ un PEPOTENTE, nonna?” e non solo, amore della nonna, non solo.

 

Ecco, è in quel momento che mi appare fulminea la scena. Io che guido il gippone e che con uno di quei ruotoni pazzeschi  gli salto sul cofano, schiacciandoglielo: ovviamente procurando danni solo all’auto. Ed è lì che mi piacerebbe guardarlo negli occhi terrorizzati e dirgli “E allora, babbeo? (lo so, babbeo non si usa più, ma ho promesso che qui non avrei mai scritto parolacce) Ridi, coraggio, ridi che ti disfo anche il resto, su.”. La visione termina con me che rido, non lui. Una gran bella visione, oh, là!

Certo, non sarebbe un bell’esempio per Leonardo, cinturato sul sedile posteriore. Però onestamente a volte penso che pure Leonardo avrà la patente, un giorno. Ed è maschio, mannaggetta.

Un corso di buone maniere? Ma mica serve! Gli uomini, anche i più miti ed educati, si trasformano, alla guida di un veicolo.

Mostri che non siete altro, datemi un’auto come dico io e… No, meglio di no, diventerei come loro.

Forse è per questo che non avrò mai un gippone, sigh.

 

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