Non mi è mai successo di scrivere due post in un giorno, qui. Ma quel che è accaduto merita di essere raccontato. E’ un po’ la storia di quel che siamo diventati tutti ultimamente: inutilmente, stupidamente, irrazionalmente violenti.
Mia figlia stamattina va al supermercato presto. La piccola dorme, l’altro gioca con il papà, lei alle nove è a far la spesa.
Carica l’auto e torna verso casa. Alla solita rotonda gira a sinistra, imbocca il vialetto che porta al Comune, si ferma perché un’auto deve entrare in un box, e poi riparte. A che velocità poteva andare? Ben poco: subito dopo ci sono (nel giro di cento metri) due bumper con le strisce pedonali. E infatti rallenta immediatamente, vedendo tre persone che sembrano voler attraversare la strada. Ma tutti e tre si fermano, come se avessero cambiato idea. Quindi mia figlia posa di nuovo il piede sull’acceleratore ma non fa in tempo a fare un metro: il più giovane dei tre, probabilmente il figlio – intorno ai venticinque anni - ci ripensa e attraversa. Nessun problema, vista la non-velocità dell’auto di mia figlia, che si ferma prontamente.
Il resoconto l’ho avuto al telefono, ma la conosco bene, e soprattutto conosco bene quel tratto di strada che faccio tutte le mattine. Nemmeno volendo si può andare a più di 20 all’ora: la strada è stretta e a doppio senso, due bumper nel giro di cento metri, un parchetto da un lato. Insomma, si va pianissimo anche se non si vuole. Quindi fin qui so che non può aver detto nulla che non corrisponda al vero.
Ma torniamo sul luogo dell’accaduto. Mia figlia in auto, ferma, aspetta che il ragazzo attraversi. Quel che non si aspetta è che la madre di questo ragazzo cominci ad inveire e a brandire l’ombrello come un’arma. Urla, la donna, improperi violenti nemmeno si fosse attentato alla vita del figlio. Mia figlia protesta che si è fermata, che non è successo niente, che all’inizio aveva pensato che non volessero attraversare.
Inutile, i tre non sentono ragioni. I due uomini cominciano a picchiare sull’auto con i pugni, urlano insulti irripetibili, cercano di staccare lo specchietto laterale, la donna con l’ombrello si avvicina ancora di più e vede i due seggiolini per bambini sul sedile posteriore “E hai pure dei figli, brutta ….”, urla ormai fuori controllo. Mia figlia continua a dire “non è successo niente, signora, mi sono fermata ben lontana da suo figlio”. E a quel punto, pur spaventatissima, tenta perfino di scendere dell’auto per cercare di far ragionare i tre. Ma un colpo alla portiera dell’auto la fa risalire dolorante, di corsa. Ora davvero ha paura, cerca con lo sguardo aiuto, ma le poche persone che passeggiano a quell’ora sono distanti. I vigili pattugliano sempre le strade, ma in quel momento non c’è in giro nessuno.
Ma è quel che dice la donna, improvvisamente, scossa dall’ira, che stravolge del tutto mia figlia “TI AUGURO CHE I TUOI FIGLI MUOIANO SCHIACCIATI IN UN INCIDENTE”, urla. Non una volta, più volte. E questo mentre figlio e marito tempestano ancora di pugni l’auto.
Più della violenza perpetrata dai due uomini, sono queste parole a sconvolgere mia figlia. Sento ancora la sua voce rotta mentre mi racconta quel che è accaduto. Io non ho parole per commentare.
Anzi no, le ho.
Signora con il caschetto rosso e l’ombrello verde che abita a Segrate o che comunque passeggiava lì verso le 10 di stamattina, con marito e figlio “buona festa della mamma anche a lei”. Sono sicura che suo figlio ha visto la parte migliore della mamma.

