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Una nonna fortissima

I blog di Che Forte!

Un papà, un duro amante del rock, quattro figli, di cui due gemelli. Una nonna, due nipotini "spaziali", storie di vita vissuta. Ecco due blog super forti scritti per noi da Michele Monina, un multi-papà, e da Annamaria Pizzinato, Wondernonna.

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Il gippone

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L'utente non online
on 10 Feb
in Il blog di nonna Annamaria

Non sono una fan delle automobili di grossa cilindrata: in realtà non me ne importa un bel niente delle auto e non so nemmeno distinguere marche e modelli. Se mi si chiede che auto ho, devo pensarci su un attimo, mica me lo ricordo subito. Considero l’auto un mezzo di trasporto e come tale le mie pretese sono ben poche: che funzioni, che sia sufficientemente comoda e che tenga la strada. Essendo robusta io, con i piedi ben piantati per terra, non amo le auto “leggere”, quelle che ti volano via dalle mani.

 

Certo, se diventassi milionaria e potessi scegliere un’auto che mi piace, sceglierei una di quelle gippone fantastiche che sembrano piccoli carri armati e che quando li vedi da lontano ti sposti perché i fari, pure  da spenti, sembrano minacciosi e ti fanno paura. Ho i miei buoni motivi, per questa scelta.

 

Ma non sono milionaria e quando si è trattato di cambiare la mia vecchia auto, due anni fa, per necessità, sono stata inflessibile: “Ho il piccolo da trasportare, quindi che sia cinque porte e robusta”. I particolari li ho lasciati a mio marito. Ora ho un’utilitaria che fa il suo mestiere senza infamia e senza lode.


Quando vado in giro da sola o con adulti ho una guida abbastanza brillante. Chi abita in città sa che gli imbranati sono quanto di peggio di possa capitare. Noi cittadini siamo abituati ad avere centocinquanta occhi e a prevedere i pericoli duecento metri prima, magari pensando  di poter fare dieci chilometri in dieci minuti. Ricordo qualche anno fa, quando venne ospite da me una mia amica, Gabriella - abile guidatrice -  che vive in una cittadina della costa abruzzese. Traffico lì ce n’è, soprattutto d’estate con i turisti. Ma quando mi ha visto alla guida, attenta ai mille slalom delle auto milanesi mi ha guardato e mi ha detto “Ma io non potrei mai abitare qui!”.

 

In ogni caso, quando sono sola è un discorso. Ma quando trasporto Leonardo (Isabel ancora non è stata mia ospite) cambia il giro del fumo. E siccome non sono il dottor Jackil e Mr. Hide, sono prudente ma non rimbambisco tutto d’un botto!

E’ in quei momenti che vorrei essere milionaria: avrei il gippone! E con un gippone sotto le mani, avete ben poco da fare gli spiritosi, cari i miei automobilisti  maschi, sempre pronti a soverchiare la guida femminile! Perché vi vedo, sapete? Guardate chi guida, rapido calcolo mentale di un secondo e poi TIE’, ti sorpasso e inchiodo tanto che mi fai, scendi e mi meni?! Oppure ti taglio la strada così devi frenare bruscamente e ti faccio pure un mezzo sorrisino. Fra uomini ve lo fate molto, ma molto meno. Sono più che sicura che odiate le donne al volante anche se sono decisamente più brave di voi. Vedo mio marito: se c’è un’auto che non è veloce come un fulmine a parcheggiare “Ehhh, signora mia…”. E manco ha visto chi guida, razzista a priori! Se un’altra macchina non parte a razzo a semaforo propizio “Ma dai cara, DAIII!” al femminile, ovviamente. A volte pianto giù una questione, a volte son troppo stanca di dire le stesse cose. Evvabbè, pensala come ti pare.

 

Ma se vado a prendere Leonardo all’asilo, o lo accompagno da qualche parte mi si accendono anche i sensori periferici. Sono prudentissima,  e so che mi credete. Prudentissima però non vuol dire ebete.  Soprattutto sono così brava che ingoio i soprusi. Lascio che uno  stolto (maschio, quasi sempre) mi sorpassi, strombazzi e riesco perfino a non abbassare il finestrino per insultarlo. Uh, mi ribolle il sangue, figurarsi! Ma il massimo che mi esce dalle labbra è “Mannaggetta!!” quando vorrei urlare gli improperi più proibiti. Al che Leonardo – a cui non sfugge niente – chiede spiegazioni. “Perché dici mannaggetta, nonna?”. “Tesoro, perché il signore che guida quell’auto suona, ma il semaforo non è ancora verde” (pure questo capita). “E’ un PEPOTENTE, nonna?” e non solo, amore della nonna, non solo.

 

Ecco, è in quel momento che mi appare fulminea la scena. Io che guido il gippone e che con uno di quei ruotoni pazzeschi  gli salto sul cofano, schiacciandoglielo: ovviamente procurando danni solo all’auto. Ed è lì che mi piacerebbe guardarlo negli occhi terrorizzati e dirgli “E allora, babbeo? (lo so, babbeo non si usa più, ma ho promesso che qui non avrei mai scritto parolacce) Ridi, coraggio, ridi che ti disfo anche il resto, su.”. La visione termina con me che rido, non lui. Una gran bella visione, oh, là!

Certo, non sarebbe un bell’esempio per Leonardo, cinturato sul sedile posteriore. Però onestamente a volte penso che pure Leonardo avrà la patente, un giorno. Ed è maschio, mannaggetta.

Un corso di buone maniere? Ma mica serve! Gli uomini, anche i più miti ed educati, si trasformano, alla guida di un veicolo.

Mostri che non siete altro, datemi un’auto come dico io e… No, meglio di no, diventerei come loro.

Forse è per questo che non avrò mai un gippone, sigh.

 

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