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Una nonna fortissima

I blog di Che Forte!

Un papà, un duro amante del rock, quattro figli, di cui due gemelli. Una nonna, due nipotini "spaziali", storie di vita vissuta. Ecco due blog super forti scritti per noi da Michele Monina, un multi-papà, e da Annamaria Pizzinato, Wondernonna.

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on 07 Feb
in Il blog di nonna Annamaria

Quattro generazioni

Ripensavo poco fa alla mia infanzia e ai privilegi che noi tutte persone che hanno superato i cinquanta, abbiamo oggi, in confronto a ciò che avevamo. E a cosa hanno i ragazzini e gli adulti di oggi.

Io sono nata negli anni 50, in una famiglia modesta dove lavorava solo papà che faceva il muratore. Ricordo gli inverni in cui era in cassa integrazione, perché faceva troppo freddo per lavorare fuori. Partecipavo, come tutti i bambini di allora, anche alle questioni finanziarie della famiglia. Niente lavoro, niente soldi, non c’era bisogno che me lo spiegassero. Mi sembravano normali tante cose: non avere tutto quello che chiedevo  (a volte sapevo che era inutile chiedere) aiutare in casa, andare alla “Standa” a piedi con la mia amica, a circa tre chilometri da casa. Avere i vestiti e le scarpe“della festa”, che rigorosamente si mettevano solo la domenica. E gli odiati calzettoni, che mostravano le ginocchia viola dal freddo (non si usavano ancora i pantaloni). A partire dai 7-8 anni dovevo smettere di giocare perché mamma, che faceva la sarta in casa, mi faceva tagliare le verdure per il minestrone o mi diceva passo passo cosa fare per preparare il sugo per la pasta. E’ così che ho imparato a cucinare. E mi sembrava normale aiutare, anche se sbuffavo, ovviamente.

Avevo un mezzo desiderio: avere il bagno in casa e non nel ballatoio. Dico mezzo perché se l’avessi avuto in casa non avrei potuto andare a fumare di nascosto in quello fuori. Il televisore l’abbiamo comprato con  il mio primo stipendio perché, diceva mio padre “si compra solo quando si hanno i soldi”, niente rate.

Quando mi sono sposata ho fatto il primo bagno in una vasca. Avevamo un appartamentino piccolo in affitto e nostra figlia dormiva in camera con noi.

Anni dopo ci siamo potuti permettere una casa nostra, dove mia figlia aveva una cameretta tutta sua. E mi sembrava di avere fatto una conquista.

Quando mia figlia ha avuto il primogenito aveva già una  piccolissima cameretta  per lui, ma quando si è accorta di essere di nuovo incinta ha cercato una casa più grande.

Quarant’anni fa lavorare bisognava e il lavoro c’era. Ma era dura: pochi diritti, si ingoiava tanto, gli stipendi erano miseri, ma anche le pretese erano poche. Un televisore, la lavatrice. Nel condominio dove abitavo da piccola siamo stati gli ultimi ad avere entrambe le cose.

L’altro giorno mio padre (92 anni suonati) mi raccontava che lui per andare a scuola doveva farsi cinque chilometri a piedi, con qualsiasi tempo. Succedesse ora la notizia sarebbe su tutti i Tg, sono sicura. Dormiva in uno stanzone che d'inverno era freddo (c'era la stufa in cucina, mica i caloriferi) insieme ai suoi fratelli e alle sue sorelle. I dolci – mi diceva – si mangiavano solo a Natale. Beh, devo dire che quando ero piccola amavo il Natale proprio perché era una delle rare occasioni in cui c’erano i dolci. Mia figlia, pur avendo a disposizione quel che voleva, non è mai stata golosa di dolci. E nemmeno mio nipote, devo dire, fatta eccezione per le caramelle.

 

Direte che i tempi sono cambiati. Ah, lo so. Ma siamo cambiati soprattutto noi. Non ci viene nemmeno in mente di portare i bambini a scuola a piedi, ma lottiamo come delle furie per iscrivere in palestra gli stessi ragazzini per “fargli fare un po’ di moto”. I nostri figli (e nipoti) si annoiano: manco per sbaglio ci viene in mente di farci aiutare nelle piccole faccende di casa. Eppure imparerebbero ad essere indipendenti, ci darebbero una mano e a loro non   dispiacerebbe affatto, vi assicuro. Provateci: fatevi aiutare a stendere il bucato, a preparare la tavola, a spolverare, a cucinare. Si divertiranno come matti e anche se le prime volte dovrete avere pazienza, in seguito  diventerà perfino un momento tutto vostro, perché aiutare la mamma fa sentire importanti.

L’entusiasmo per le cose nuove i bimbi ce l’hanno ancora, per fortuna.

E quindi, direte voi? Ah, ve lo spiego. Io ho ancora lo stupore, le nuove generazioni sono tutte sbuffi e noia. Mi diverte giocare (ho giocato poco nella mia vita), mi stupiscono i regali, sono golosa purtroppo, mi spiace buttare via i soldi (ne ho sempre avuti pochissimi) e mi entusiasmo per un abito nuovo magari comprato al mercato. E non capisco chi spende 500 euro per una borsa pur prendendo 1000 euro di stipendio (magari da precario), per poi lamentarsi che “non ce la si fa”, ma soprattutto perché “ce l’hanno tutti” ed è di moda.  Pane e cipolle ma l’ultimo modello di IPhone è la regola, non l’eccezione. Come ho detto tante volte, son scelte. Ognuno è libero di spendere come gli pare. Sapete quello che mi allibisce?  Che il tutto avviene  senza entusiasmi, senza urletti di gioia.

Chissà se borsa carissima e IPhone rendono felici, poi. E in quanto tempo vengono a noia, alla continua ricerca di qualcosa di nuovo, dimenticando di godersi il presente.

 

Sarà che sto invecchiando, ma vorrei che i miei nipoti avessero entusiasmo e stupore,   sempre, anche e soprattutto per le piccole cose. Glielo auguro di cuore.

2 voti

Commenti

paola popi 07 Feb

bello! però per fortuna ci sono anche giovani che aiutano in casa, che gioiscono anche per i piccoli regali (tanto desiderati), persone che pur avendo possibilità economica stan cmq attente a quello che spendono perchè è giusto non buttare i soldi...MA perchè è stato educato così in casa, dai genitori!!! non è che forse hai dato TU troppo ai tuoi figli (magari proprio perchè tu non hai avuto??) e non hai saputo trasmetter loro certi valori? sono sicura che ci riuscirai con i tuoi nipoti ;) scusa se ti sono permessa il tu ;)

Erica 08 Feb

Bello come sempre!
Trovo ancora più bello il tuo post di oggi cara wondernonna perché mi tocca da vicino. Proprio ieri ho avuto una piccola discussione (non litigio, ma civile dialogo con il proprio figlio) con mio figlio di 10 anni. Usciamo da scuola con un amichetto che inizia ad attaccarsi al braccio della mamma per avere l'ultimo gioco di ...La mamma, sfinita dall'insistenza del bambino, entra nel primo negozio di giocattoli e soddisfa così l'insistenza del figlio. Il mio Edoardo allora è partito alla carica con me per avere lo stesso gioco e io ho risposto "No!". Appena arrivati a casa il mio cucciolo si è fatto un bel pianto perché io non gli compro mai niente. Giuro che non ho problemi economici particolari e che avrei benissimo potuto comprargli quel gioco e più o meno metà negozio di giocattoli. Il punto però è far capire ai bambini: uno, l'importanza dei soldi; due, i soldi non crescono come piante; tre, che...beh, il terzo punto è difficile da fra capire a un bambino: ha sbagliato la mamma dell'altro bambino che ha soddisfatto un suo capriccio solo perché è più difficile dire no che dire sì. Che quella mamma non sta insegnando al figlio ad affrontare le piccole frustrazioni della vita, ecc...Però è stata dura cara wondernonna. E tutta la sera mi sono domandata se io abbia fatto bene, se non era più opportuno comprare a Edoardo quel gioco. Tu che sei una nonna e saggia donna, che cosa avresti fatto?

Ludovica 08 Feb

Bello come sempre!
Trovo ancora più bello il tuo post di oggi cara wondernonna perché mi tocca da vicino. Proprio ieri ho avuto una piccola discussione (non litigio, ma civile dialogo con il proprio figlio) con mio figlio di 10 anni. Usciamo da scuola con un amichetto che inizia ad attaccarsi al braccio della mamma per avere l'ultimo gioco di ...La mamma, sfinita dall'insistenza del bambino, entra nel primo negozio di giocattoli e soddisfa così l'insistenza del figlio. Il mio Edoardo allora è partito alla carica con me per avere lo stesso gioco e io ho risposto "No!". Appena arrivati a casa il mio cucciolo si è fatto un bel pianto perché io non gli compro mai niente. Giuro che non ho problemi economici particolari e che avrei benissimo potuto comprargli quel gioco e più o meno metà negozio di giocattoli. Il punto però è far capire ai bambini: uno, l'importanza dei soldi; due, i soldi non crescono come piante; tre, che...beh, il terzo punto è difficile da fra capire a un bambino: ha sbagliato la mamma dell'altro bambino che ha soddisfatto un suo capriccio solo perché è più difficile dire no che dire sì. Che quella mamma non sta insegnando al figlio ad affrontare le piccole frustrazioni della vita, ecc...Però è stata dura cara wondernonna. E tutta la sera mi sono domandata se io abbia fatto bene, se non era più opportuno comprare a Edoardo quel gioco. Tu che sei una nonna e saggia donna, che cosa avresti fatto?

wondernonna 02 Mar

Chiedo scusa anche a te. Come ho detto, i commenti mi sono arrivati tutti insieme oggi.

Hai ragione: è più facile dire di sì che di no, ed è difficilissimo e delicatissimo far capire che è l'altra mamma che ha sbagliato (vuoi mai che il piccolo lo dica all'amichetto e che scoppia una guerra brrr...). Posso solo consolarti dicendoti che tempo fa si parlava di queste cose con mia figlia. E ho sospirato di sollievo quando ha detto "Capisco ora, che son mamma, i tuoi no alle mie richieste. E mi ricordo ancora la gioia di quelle poche volte che dicevi sì!"
Hai fatto bene, credimi. Io, ai tempi, dopo aver detto no ero più disponibile a giocare, a leggere una favola, a chiacchierare. E qualche volta riuscivo a farla anche ridere. La consolavo così.
Un abbraccio!

Ceschina 08 Feb

è riuscita a commuovermi...grazie nonna Fortissima!!!

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Guest 23 Mag

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