Sei forte papà!
Una nonna fortissima
I blog di Che Forte!
Un papà, un duro amante del rock, quattro figli, di cui due gemelli. Una nonna, due nipotini "spaziali", storie di vita vissuta. Ecco due blog super forti scritti per noi da Michele Monina, un multi-papà, e da Annamaria Pizzinato, Wondernonna.
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Nonne ye-ye e nonni rock
Io non so se con quel che ho scritto mi conoscete abbastanza. O se vi siete fatti un’idea precisa di come sono. Forse è arrivato il momento di presentarmi un po’, prima che possiate pensare che sono una nonna perfetta.
Cominciamo col dire – spassionatamente – che per l’età che ho (che non saprete MAI) me la cavicchio. Oddio, potrei smaltire dieci chili e cavarmela meglio, lo so. Potrei imparare a truccarmi e ci guadagnerei dieci anni. Potrei anche fare ginnastica ed essere una nonna ye-ye, tutta muscoli e tutine aderenti da palestra. Potrei, appunto. Ma anche no, come è in effetti.
Non ho nemmeno un buon carattere: l’età ha mitigato, ma ci sarebbe molto da lavorare, per uno psicologo pieno di buona volontà. E non ho nemmeno l’abilità manuale che tutte le nonne di questa terra si ritrovano da nonne.
Quando devo accendere un nuovo elettrodomestico, schiaccio tutti i bottoni, a caso. Prima o poi schiaccio quello giusto, è questione di calcolo delle probabilità.
Certo, siamo nonni MODERNI, noi. Ma ve li ricordate i nonni di una volta? Dai cinquanta ai settantacinque anni sembravano decrepiti. Noi azzardiamo il completino alla moda nei limiti della nostra taglia (e a volte “sforando” pure) e i nonni di oggi mostrano la “tartaruga” addominale di un trentenne. Li guardo mentre rischiano l’infarto correndo nella brughiera ricoperta di galaverna, impavidi in calzoncini corti. E io, al calduccio nella mia auto sospiro e non li invidio per niente, ecco. Evviva questi nonni rock. Detto senza entusiasmo però.
Ma proseguiamo. Non so lavorare a maglia, tanto per dire: ovvio, i punti base quelli sì. Ma – ve lo ricordate? – le nonne di una volta facevano dei capolavori! Io mi sono cimentata in un paio di gilet per Leonardo, mio nipote. Ne è uscito fuori un capo unico, nel suo genere. Innanzi tutto dove aumentavo o diminuivo i punti comparivano buchi giganteschi. Mistero. E poi si disfavano le cuciture ogni volta che mia figlia tentava di far indossare questo benedetto gilet. Io ricucivo diligentemente: le prime volte ho perfino azzardato delle scuse plausibili tipo “eh, la lana non è più quella di una volta” oppure “eppure mi pareva che fosse fissato bene!”. Ma non ha retto molto: alla terza ricucita mi sono arresa all’evidenza.
E’ andata un po’ meglio con l’uncinetto: stavolta niente buchi, ma ho proprio bisogno di un corso intensivo di confezione.
La cucina. Ho dei piatti base che mi riescono perfettamente, se non ho mio marito tra i piedi che da dietro le spalle commenta “Mhmmm… ci metterei un altro po’ di olio” “Certo, se ci metti un etto di parmigiano viene buono anche a me” “Ahhh, ci metti mezzo spicchio d’aglio? (son trentasei anni che ce lo metto) ecco perché non mi piace tanto”, peccato che te ne sbafi due piatti, caro mio!
In ogni caso, mio nipote Leonardo adora la mia pasta e ceci, dove l’aglio ha un ruolo da protagonista. Ed è pure uno dei piatti preferiti di suo nonno. Che finge di non sapere dell’aglio.
Al contrario delle nonne di un tempo, DETESTO appassionatamente fare le pulizie. Devo e lo faccio (a malincuore) ma mi pare una perdita di tempo salire sull’armadio doppia stagione per spolverare, a voi no? Tanto la polvere fa quel che vuole: passi lo straccio, nemmeno lo riponi, ti giri e la polvere è lì che ti spernacchia di nuovo.
Che altro? Ah, sì. Sono distratta e disordinata, da sempre. Nel mio disordine trovo quasi tutto, sempre. Certo, col passare degli anni non sempre ricordo dove ho messo le cose. Ed è il trionfo di mio marito, che attacca una tiritera infinita su “dove hai la testa”. Lui è pignolo all’inverosimile, se non si è capito.
Ecco, ho trovato: noi nonne potremmo essere più giovani se non avessimo un marito brontolone che ci fa invecchiare ad ogni sbuffo di disapprovazione. Ma alla fine ci sopportiamo discretamente.
Ultima cosa: adoro fare la nonna. Ma questo si era capito, vero?


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