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Il blog di nonna Annamaria
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on 25 Giu
in Il blog di nonna Annamaria

I trucchi del mestiere (di nonna)

 

 

Mio nipote Leonardo, verso l’anno e mezzo, ogni volta che scopriva un oggetto la prima cosa che chiedeva era “si mangia?”. Forse tutto è cominciato dalla sua passione per gli animali, che in parte si mangiano. Quindi quando ha portato a casa il primo pesce rosso ha subito chiesto “ma questo si mangia?”. In realtà, il suo rapporto con il cibo è sempre stato ottimo. A parte il formaggio filante e la cioccolata, mangia di tutto.

Ma, giusto verso quell’età, ha scoperto i ceci. Stavamo leggendo una storiella per bambini in un libro, quando il protagonista, seccato, dice a un amico “Non sai tenere un cecio in bocca!”. Lui, mio nipote, che aveva – e ha tutt’ora – il vizio di chiedere spiegazioni su tutto, mi chiede “Nonna, cos’è un cecio?” e io di riflesso spalanco gli occhi, ma solo perché a lui piace  e dico sorpresa “Non sai cos’è un cecio?”  e lui “si mangia?”.  Io rispondo di sì e insisto “Non la sai la storia del cecio?” lui scuote la testina e rimane in attesa.

Io sospiro, ma solo per prendere tempo: mi sono cacciata in un bel guaio, ora devo inventarmi sui due piedi una storia che abbia per protagonisti questi legumi.

Senza pensarci troppo, racconto la favola di una famiglia che era così povera, ma così povera che aveva solo due ceci nella dispensa. La mamma li fa bollire e bollire e bollire, e poi riempie due ciotole di brodo, dove galleggia un solo cecio. Sorridendo (le mamme delle favole sorridono sempre) offre le ciotole ai suoi bambini mentre lei e il marito rimangono digiuni a guardare. Ma i bimbi, sapendo che anche i genitori avevano fame, prendono un coltello e dividono a metà il loro prezioso legume, offrendolo a mamma e papà. E termino dicendo che i piccoli dissero alla mamma che era la minestra più buona del mondo.

Particolare che non poteva sfuggire a Leonardo, il quale mi dice “Nonna, me li “pepari” (la erre non era il suo forte) anche a me i ceci?”. E io prometto.

Un paio di giorni dopo vado a prenderlo per portarlo a casa mia: era il giorno dei ceci!

Non ho preparato la zuppa della favola, ma la tipica “pasta e ceci” pugliese. Leo si è seduto a tavola, ha annusato il piatto, con una manina ha preso un cecio e l’ha gustato per bene. Era bellissimo, vi assicuro, con la sua aria assorta! Dopo di che dice “Nonna, buoni questi ceci! Un appalauso (applauso) per la nonna” e si è mangiato tutto il piatto di pasta. Da allora è il suo piatto preferito. Tanto che se ora, che ha tre anni e mezzo, gli chiedo cosa vuole per pranzo, mi guarda scuotendo la testa e dice “Ma nonna! Lo sai cosa voglio: la pasta e ceci!”.

In realtà la mangerebbe pure d’estate, anche se è un tipico piatto invernale. Ma lui non si lascia incantare. E’ venuto giusto giorni fa a cena da noi e gli ho chiesto cosa volesse, alla solita risposta ho replicato che è un piatto che si mangia d’inverno. E lui “Ma guarda fuori nonna, piove! Quindi è inverno”. Già.

Questo per dirvi che, ora che sono una Food Coach, piccoli segreti per destare la curiosità dei bambini esistono, anche nel cibo.

I piccoli devono poter sperimentare, toccare, assaggiare liberamente senza sacrifici o costrizioni perché un buon Food Coach sa che attraverso lo stimolo della curiosità si possono ottenere degli ottimi risultati!  Non ho imposto a Leonardo di assaggiare i ceci, ma ha scelto lui, di sua volontà, di assaporarli. Rispetto per il gusto anche dei più piccoli, certo. Ma con un po’ di furbizia…

 

 

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