Come eliminare i pidocchi

Un grattacapo di nome pidocchio: piccolo parassita di colore bianco-grigiastro della lunghezza di pochi millimetri, che si attacca al capello deponendovi le uova, il pediculis humanus capitis vive succhiando il sangue dal cuoio capelluto. Quando cade dai capelli, muore dopo 48-72 ore, mentre le uova possono rimanere vitali per una decina di giorni. Un problema, questo, che persiste tutto l’anno, con picchi massimi nella stagione primaverile, ormai quasi alle porte. “L’unico modo per debellare i pidocchi è il controllo sistematico con il pettinino. Se non si rimuovono tutte le uova, si ricomincia punto e a capo”. Questo il monito della Prof.ssa Gabriella Fabbrocini, Docente di Dermatologia e Venereologia presso l’Università “Federico II” di Napoli e Presidente Nazionale dell’Associazione Donne Dermatologhe Italiane, all’indomani dell’allarme lanciato dalla Food and Drug Administration(Fda) – ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici – che ha recentemente pubblicato sul suo sito alcuni importanti regole per spiegare ai genitori come gestire i pidocchi nei loro figli. Tra i consigli, evitare contatti testa contro testa durante il gioco a scuola, a casa o sui campi sportivi; non condividere vestiti, cappelli, caschi, bandane, auricolari, spazzole e asciugamani; disinfettare pettini e spazzole in acqua calda per 5-10 minuti.

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In Italia sono 1 milione e 400 mila gli under 18 colpiti da pediculosi e la metà – circa 700 mila – hanno meno di 6 anni; seguono i bambini dai 6 ai 12 anni, che sono circa 500 mila, e poi quelli più grandi – fino a 18 anni – circa 200 mila. Il fenomeno è in continuo aumento in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi industrializzati; in Europa l’epidemia colpisce l’1-3% della popolazione totale. Secondo le statistiche del Ministero della Salute, il problema si manifesta principalmente tra i banchi di scuola: un bambino su dieci rimane vittima dei pidocchi proprio all’interno di un ambiente scolastico. Il prurito è il sintomo più caratteristico, ma non è né precoce, né frequente: è il risultato di una reazione allergica alla saliva del pidocchio, e richiede circa due settimane per svilupparsi; a questo stadio l’infestazione è in atto già da almeno un mese.

Oggi – ribadisce la Prof.ssa Fabbrocini – una buona terapia con schiume e lozioni occlusive può assicurare il vero trattamento efficace solo se nel tempo si ripassa tra i capelli il pettine stretto. E’ un tema sul quale genitori, corpo docente e dermatologo dovrebbero viaggiare insieme, ma, ahimè, non sempre è così”.

Con la dermatoscopia – ammonisce ancora la specialista – i pidocchi si possono scorgere più facilmente e il dermatologo è sicuramente la figura più indicata per risolvere il problema. E’ importante inoltre non sottovalutare il controllo di tutta la famiglia, altrimenti si registra una ricaduta in breve tempo. In alcuni casi resistenti si attuano anche cicli di antibiotici come il cotrimossazolo, tossico per il pidocchio”.

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